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Profilo della pilota: fondatrice e CEO di SkyBound Rescuer, Gemma Alcock

Scritto da Malek Murison | gennaio 31, 2024

L'adrenalina di salvare vite umane

Nel Regno Unito, gli studenti universitari trascorrono solitamente la pausa estiva prima dell'inizio del nuovo semestre incontrando gli amici, partecipando a festival e, in generale, evitando qualsiasi contatto con il mondo del lavoro.

Per Gemma Alcock, le cose sono andate diversamente. La ricca esperienza acquisita lavorando come bagnina per la Royal National Lifeboat Institution (RLNI) è stata il trampolino di lancio per una carriera dedicata alla sicurezza pubblica. Alla sua prima stagione di lavoro, Gemma fu la prima ad accorrere in soccorso di un nuotatore che si trovava in difficoltà, a circa un chilometro di distanza dall'area riservata al team di salvataggio su un tratto di costa del Dorset, in Inghilterra.

Il nuotatore era già clinicamente morto, ma grazie agli sforzi di Gemma e dei suoi colleghi, successivamente intervenuti a bordo di una moto d'acqua, è stato possibile riportarlo in vita. Gemma era abituata ad agire in condizioni di forte pressione, dal momento che era da poco entrata a far parte di un club di paracadutismo. Ma non era assolutamente scontato che sarebbe riuscita a mantenere lo stesso sangue freddo anche in acqua.

"Ho capito in quel momento che potevo farcela… possono volerci anni prima che a un bagnino capiti un'esperienza simile e scopra, in quel momento, di sentirsi bloccato", racconta Gemma.

"Mi sono trovata a salvare una vita proprio all'inizio della mia carriera di bagnina, e questo episodio mi ha portata a riflettere sul fatto che non saremmo dovuti arrivare a quel punto... che quella persona non avrebbe dovuto essere clinicamente morta prima che riuscissi a raggiungerla. - Gemma Alcock"

Quel giorno, il problema non era una questione di impegno, abilità o capacità di prendere decisioni. Era la mancanza di consapevolezza situazionale da parte dei bagnini. Poiché potevano vedere un unico tratto di costa e non tutta la sua estensione, il nuotatore si è salvato soltanto perché una persona sulla spiaggia ha notato che era in difficoltà. Le cose sarebbero potute andare in modo molto diverso.

Questa esperienza ha indotto Gemma a saperne di più su altre discipline di sicurezza pubblica, sull'uso del supporto aereo per le operazioni di ricerca e soccorso e, soprattutto, sui potenziali vantaggi della tecnologia dei droni. Nell'ultimo anno di università, tutte queste conoscenze acquisite si sono concretizzate in un progetto premiato come il "più innovativo sotto il profilo commerciale" dalla Royal Academy of Engineering. Quando i servizi di soccorso di tutto il mondo iniziarono a contattarla per saperne di più, Gemma decise di fondare una propria società basata su questo concept, la SkyBound Rescuer.

Lancio di una rete di droni per la sicurezza pubblica

Il progetto SkyBound Rescuer è stato lanciato nel 2015 con l'obiettivo di promuovere l'adozione della tecnologia dei droni nel campo della sicurezza pubblica attraverso tre percorsi principali: ricerca, innovazione e formazione. Fornendo dati sistematici atti a dimostrare il potenziale dei droni, offrendo consigli sulle best practice e condividendo le competenze acquisite con il settore in senso lato, SkyBound Rescuer è diventato una fonte di riferimento autorevole per i servizi di soccorso pronti a implementare la tecnologia dei droni.

Dopo innumerevoli progetti di ricerca, workshop e interventi a conferenze, Gemma si è assicurata finanziamenti e contributi pubblici grazie ai quali è riuscita a trasformare SkyBound Rescuer in una società che mira ad avere un impatto significativo sulla sicurezza pubblica nel Regno Unito.

Da marzo 2022, il progetto nato dall'iniziativa di una sola donna si è evoluto in una società che vanta un team di 11 persone. C'è stato anche un cambio di direzione. Grazie ad anni di ricerca rigorosa sulle best practice per la sicurezza pubblica, SkyBound Rescuer sta ora realizzando una soluzione software e ha piani ambiziosi per sviluppare una rete nazionale di stazioni di droni automatizzate. L'obiettivo è fornire su richiesta le funzionalità dei droni a tutti i tipi di servizi di soccorso.

L'infrastruttura sarà di proprietà di SkyBound Rescuer, mentre le squadre di soccorso potranno abbonarsi al servizio e accedere ai droni. "Ognuna di queste stazioni potrebbe essere utilizzata dalla polizia, dai vigili del fuoco, dalla guardia costiera e dal servizio sanitario nazionale", spiega Gemma.

La rete e il software si avvarranno degli insegnamenti tratti dall'intensa attività di ricerca e li integreranno nei flussi di lavoro per la sicurezza pubblica. "Gli utenti devono semplicemente selezionare un'area e riceveranno un piano di missione ottimale per il loro caso d'uso. Da sole, le organizzazioni che si occupano di sicurezza pubblica non potrebbero dotarsi di un servizio così avanzato, a causa dei costi connessi e delle implicazioni politiche che comporta la condivisione di un asset."

L'obiettivo di realizzare un servizio basato su una rete di droni dotati di software integrato di sicurezza pubblica è molto più fattibile di quanto si possa pensare. Gemma lo considera il passo logico successivo che potrebbe migliorare significativamente l'efficienza della sicurezza pubblica. Tutto ciò è possibile perché l'hardware dei droni e il software si stanno evolvendo rapidamente. Gemma e il suo team sono stati anche in grado di tradurre i dati ricavati da anni di preziose ricerche in un software in grado di pianificare e gestire i voli meglio di un tecnico di sicurezza pubblica qualificato. Chi ha partecipato alla conferenza Airworks 2022 ha avuto l'opportunità di assistere al lancio della Drone SAR Altitude Guide, uno strumento progettato per i primi soccorritori che utilizzano i droni per trovare le persone scomparse. Il software di SkyBound Rescuer porterà questo tipo di best practice a un livello più avanzato, incorporando oltre 20 decisioni automatizzate e algoritmi diversi.

Il ruolo di DJI Dock

Sebbene la rete di droni per la sicurezza pubblica di SkyBound Rescuer sia indipendente dall'hardware, DJI Dock dovrebbe costituire un componente chiave. Gemma prevede di iniziare il test della prima unità verso la fine di marzo 2023. Il software di SkyBound Rescuer è già stato integrato con l'API cloud di DJI.

"Possiamo installare queste stazioni di droni automatizzate nei luoghi a maggior rischio e, attraverso il nostro software, qualsiasi servizio di soccorso può utilizzare su richiesta i droni per proteggere e salvare vite umane."

"Le persone pensano che le emergenze possono verificarsi ovunque. Ma se guardiamo i dati storici, molti incidenti avvengono in cluster.", afferma Gemma, "Ci saranno quindi dei "punti caldi" per episodi di criminalità, annegamenti e molti altri tipi di incidenti. Collocando una stazione in una posizione fissa, è possibile offrire un notevole valore aggiunto perché il drone può essere utilizzato in qualsiasi momento per fornire una risposta rapida in queste aree ad alto rischio."

Dock DJI è compatibile con la versione M30. Tuttavia, esistono altri casi d'uso, probabilmente già attivi, che richiederebbero una piattaforma con una capacità maggiore. Gemma suggerisce di esplorare la possibilità di integrare DJI M300 in una rete interagenzie con l'obiettivo, ad esempio, di consentire la consegna rapida di defibrillatori.

La vittoria sullo scetticismo di una giovane imprenditrice 

Le best practice di Gemma si basano sui dati ottenuti in anni di ricerche. Ma ciò non è stato sufficiente in due settori ad alta concentrazione maschile, ovvero la tecnologia e la sicurezza pubblica. Inoltre, il mondo della sicurezza pubblica si evolve lentamente per ovvie ragioni: quando è in gioco la vita umana, l'introduzione di nuovi metodi in processi collaudati e sperimentati avviene con estrema cautela.

La sua posizione di giovane imprenditrice ha pesato sull'accoglienza che le è stata riservata in occasione di conferenze e online, dove la sua competenza è stata messa in discussione in modi non sempre costruttivi.  

"Quando faccio una presentazione a una conferenza oppure online, ci sono sempre un paio di persone che mi chiedono come sia arrivata a queste conclusioni o quale sia la fonte dei miei dati. Essendo giovane e donna, appaio in qualche modo diversa dagli altri che si considerano più esperti", afferma Gemma. "Non sempre cerco di superare questo ostacolo, perché ci sono alcune persone che hanno le loro idee e i loro piani, indipendentemente dalla quantità di prove che posso fornire. Quindi, scelgo le mie battaglie, soprattutto online. Nella maggior parte dei casi, si tratta solo di offrire maggiori elementi di conoscenza. Fornisco più contesto e mi ringraziano per questo."

Gemma guarda a Serena Williams e Deborah Meaden, donna d'affari inglese e colonna portante della serie "Dragon's Den" della BBC, come figure ispiratrici che si impongono brillantemente in ambienti simili.

"Devi dimostrare, dimostrare, dimostrare. Ci vuole tempo. Quando inizi a raggiungere il successo che loro non hanno, cominci a guadagnarti il loro rispetto. Ma si tratta di un processo molto più lento se paragonato, ad esempio, al mondo dello sport. Inizio a vedere un numero sempre maggiore di donne che entrano a far parte di questi settori, ed è un risultato straordinario. Spero che la mia esperienza infonda anche in altre ragazze la convinzione di poter raggiungere i traguardi a cui aspirano."

Gemma Alcock ha l'obiettivo di trasformare la sicurezza pubblica grazie alla tecnologia dei droni. Per saperne di più sul lavoro di SkyBound Rescuer, visitare il sito Web dell'azienda qui.